Atti terroristici a Parigi. Cosa fare assieme?

Drammatici atti terroristici di Parigi. Mi metto a scrivere a qualche giorno da quel terribile venerdì 13 novembre. Il sentimento predominante è quello di angoscia e di impotenza. La domanda è: cosa facciamo assieme? Sì assieme, perché una cosa è certa: dobbiamo trovare una sintesi per reagire, non per affermare un occidente predominante ma per preservarci da chi vuole un mondo retto dalla follia.

I pensieri radicali e contrapposti vedono da un lato chi dice che il nemico è l'Islam e che sono tutti uguali nel volerci intimidire e colpire; dall'altro che la fede islamica non c'entra nulla con chi fa queste stragi. Penso che il mondo islamico che non condivide l'azione del terrorismo in atto debba essere meno timido. Non bastano le parole di importanti rappresentanti del mondo islamico moderato, occorre una mobilitazione di popolo anche in aree difficili.

E' indispensabile per noi, e per chi è di cultura islamica, in Europa, comprendere che c'è tanto terreno comune sul quale costruire assieme una pacifica convivenza. La cultura dello stare insieme, nel rispetto dei diritti e delle storie di ogni popolo, deve diventare concreta integrazione. Ma se integrazione deve essere lo sia nel rispetto degli insegnamenti religiosi, nell'accettazione della nostra storia e cultura. Ciò non significa convertirsi o rinnegare ciò in cui si crede ma significa, per esempio, permettere alle donne gli stessi diritti riconosciuti agli uomini. Integrazione significa, infine, rispettare e collaborare con chi la pensa diversamente.

Solo così potremo gettare le basi per l'isolamento e la sconfitta di quelli che come unico confronto pensano alla morte e soprattutto una morte portata al cuore della nostra società. Colpire cittadini inermi è inaccettabile e vergognoso. Non possiamo accettarlo mai. Quali sono le opzioni? Io non sono per una guerra combattuta sul terreno, il prezzo da pagare sarebbe troppo caro ed il tempo troppo lungo, forse infinito. E' una questione di rispetto della nostra Costituzione, che ha nel ripudio alla guerra uno dei suoi pilastri, ma non solo. Gli atti compiuti a Parigi, l'aereo russo abbattuto sul Sinai, per citare i più recenti, sono atti di guerra, che devono farci riflettere su una strategia complessiva. Con azioni mirate ed una visione complessiva di come risolvere la crisi. Dobbiamo imparare dai troppi errori del passato.

Cosa deve fare allora l'Euopa? Innanzitutto sento l'esigenza di un progetto, mai realizzato, di una difesa comune europea. Occorre poi una più forte collaborazione dei servizi di intelligence e di informazione. Siano migliorate tutte le forme possibili di azioni comuni, che coinvolgano anche il nostro Paese. Partirei da una attenta analisi di come l'occidente ha posto in essere le sue politiche nelle zone cruente del mondo arabo, o del nord africa. La politica sui migranti, che troppe volte ha visto una divisione tra Commissione Europea e paesi membri, deve trovare completa coesione.

Le relazioni internazionali fra Russia e Stati Uniti devono convergere e trovare una visione comune. Solo così il problema Siria, focolaio principale del conflitto e del radicalismo Isis, potrà trovare una soluzione. Un dopo Assad guidato verso una soluzione moderata, gioverà alla stabilità complessiva dell'area medio-orientale. Con la meravigliosa riuscita di Expo il nostro Paese ha dato un'ottima prova dal punto di vista della prevenzione e della sicurezza. Questa maggioranza, in questi anni, ha ripreso ad investire in sicurezza. Dobbiamo continuare a farlo: presto saranno assunti nuovi uomini per garantire la sicurezza dei nostri concittadini.

Ora con il Giubileo alle porte, un evento che porterà Roma al centro della Cristianità, dobbiamo essere vigili e attenti. Non possiamo minimamente pensare di rinunciare a un pezzo del nostro stare assieme, per la paura di essere attaccati. Dobbiamo stare attenti e mettere in campo, come garantito dal Governo, tutta la prevenzione e l'intelligence del caso. Non me la sento, a causa della paura e del terrore, di fare un passo indietro. Non sacrificherò la mia libertà di pensare, di credere e agire. Non rinuncerò al patrimonio che ci hanno lasciato i nostri padri e che noi dobbiamo garantire ai nostri figli. (Roma, 18 novembre 2015)