Convenzione di Istanbul

Per il PD era una priorità. Il primo giorno di questa legislatura abbiamo presentato la proposta di legge di ratifica della Convenzione, che è il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. È anche il primo strumento internazionale vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli; definisce e criminalizza le diverse forme di violenza contro le donne tra cui il matrimonio forzato, le mutilazioni dei genitali femminili, lo stalking, le violenze fisiche e psicologiche e la violenza sessuale.Parte dal presupposto che “la violenza contro le donne sia uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. Pertanto auspica che gli Stati membri si impegnino a garantire uguaglianza di genere con tutti gli strumenti a loro disposizione, anche educativi e di comunicazione di massa. Favorisce l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne, favorisce la prevenzione (perché è un “diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata“) promuovendo cambiamenti nei comportamenti socio-culturali con particolare attenzione ad incoraggiare gli uomini e i ragazzi a contribuire in tal senso. Obbliga le Parti a vigilare affinché la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto “onore” non possano essere in alcun modo utilizzati per giustificare gli atti di violenza. Parla di aborto e sterilizzazione forzati, matrimonio forzato, atti persecutori, mutilazioni genitali, molestie allargando la tutela e la protezione anche alle donne (e bambine) extra-comunitarie e generando una rete di collaborazione tra Paesi affinché il crimine venga perseguito fino in fondo.Come funziona - Per entrare pienamente in vigore necessita di essere ratificato da almeno 10 paesi, di cui 8 stati europei. L’Italia è il quinto paese a concludere l’iter di ratifica. Ad oggi, benché 29 paesi abbiano posto la loro firma al documento, solo altri 4 paesi europei, oltre all’Italia, l’hanno ratificato, ovvero hanno concluso il processo di creazione di una legge nazionale che renda effettivo nel proprio paese il testo della Convenzione. Questi quattro paesi sono: Albania, Montenegro, Portogallo, Turchia. Le tappe dell'Italia - Il Ministro Fornero ha posto la firma al documento nel settembre 2012 promettendo, nelle dichiarazioni seguenti, che avrebbe concluso l’iter prima della fine del suo mandato.L’11 dicembre 2012 il Consiglio dei Ministri italiano ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. L’approvazione da parte del Parlamento (Camera e Senato) conclude l’iter che sostiene l’approvazione della Convenzione a livello europeo e sancisce una legge interna avanzata e garante per le donne.

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La legge sul metodo "Stamina"

Il Decreto nasce avendo come principale obiettivo quello di affrontare la questione delle terapie a base di cellule staminali mesenchimali adulte (estratte dal midollo spinale) condotte secondo il “metodo Stamina” per la cura di patologie neurologiche rare. È a questo scopo che l’art. 2 del Decreto intende regolamentare l’impiego di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva e l’impiego terapeutico dei medicinali sottoposti a sperimentazione clinica. L’intento, in particolare, è quello di far fronte alla delicata situazione venutasi a creare nei mesi precedenti a seguito di un’indagine dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sull’attività dell’Azienda ospedaliera Spedali civili di Brescia, dove vengono portate avanti, per l’appunto, terapie con medicinali a base di cellule staminali mesenchimali preparati secondo il metodo della “Stamina Foundation”, una Onlus fondata nel 2009 dal professor Davide Vannoni.L’urgenza di un intervento da parte del Governo deriva dal fatto che sui risultati di queste terapie non esistono di fatto dati scientifici, visto che Vannoni non ha mai inviato al Ministero o all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) un protocollo di sperimentazione e che per mesi si sono susseguiti complessi e a volte contrastanti interventi di giudici ordinari e amministrativi. Da segnalare, nel maggio 2012, quello della Procura di Torino, che dispone un sopralluogo agli Spedali Civili di Brescia: è alla presenza di alcuni ispettori dell’Aifa che vengono rilevate carenze e assenze di misure di sicurezza adeguate. Successive indagini fanno emergere la mancanza di protocolli di terapia chiari e di un adeguato controllo sui pazienti, molti dei quali sono bambini.

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Lotta contro la violenza di genere

È una strage di donne quella che va avanti da anni: 2.222 le donne morte perché vittime di uomini violenti dal 2000 ad oggi. Di queste, 34 sono state uccise nei primi cinque mesi del 2013. Il 70% circa degli omicidi è avvenuto all’interno della famiglia o di relazioni affettive. Sono dati terribili e inquietanti che rappresentano la punta dell’iceberg di una realtà fin troppo spesso celata perché si tratta di una violenza dell’intimità e non dell’estraneità, della violenza da parte di chi dice di amare e che quindi non è ritenuto un pericolo. Le donne vivono molto spesso questi drammi in solitudine e raramente trovano il coraggio di denunciare. La prepotenza dei numeri delle vittime ha imposto anche in Italia il tema della violenza di genere nel dibattito politico. Finalmente se ne discute, finalmente si è consapevoli del fenomeno anche e soprattutto come dato culturale. La Ministra per le Pari Opportunità, Josefa Idem, ha chiesto una task force che si occupi di questo tema in modo trasversale, perché serve l’impegno di tutti per combattere radicalmente e strutturalmente la violenza sulle donne: servono fondi, serve coordinamento, serve prevenzione. Nel frattempo, è stata rilanciata la campagna sul numero verde 1522 al quale possono rivolgersi le donne vittime di violenza e di stalking. La violenza di genere è una preoccupazione comune a tutti i paesi europei che hanno provato a contrastare il fenomeno con vari interventi legislativi. Il presente dossier tratta nello specifico la legislazione in materia di violenza di genere di alcuni paesi europei: Francia, Spagna, Germania, Austria. Per ogni paese si fornisce una scheda in cui vengono illustrate le principali misure di carattere penale, civile e di prevenzione. Solo per l’aspetto riguardante le misure di recupero dell’autore della violenza, sono illustrate brevemente le esperienze della Svezia e della Svizzera.Per un approfondimento del tema del recupero dell’autore della violenza si rinvia alla ricerca condotta da LeNove S.r.l. Studi e ricerche sociali, finanziata dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, su “Uomini abusanti. Prime esperienze di riflessione e intervento in Italia”.

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